Era
l'estate '94, quando iniziammo la battaglia per evitare la costruzione
di un oceanario presso l'Idroscalo di Ostia - Foce del Tevere, che
avrebbe distrutto un'area potenzialmente eccezionale (seppur estremamente
degradata), lasciando spazio a diseducativi spettacoli con animali.
La promessa di migliaia di posti di lavoro era però una sirena difficile
da combattere, se non con un'arma davvero efficace. Un aiuto alla
nostra causa giunse dal Sindaco di Roma e dagli esponenti ambientalisti,
che, pubblicamente, si dichiararono contrari al progetto: corroborati
da ciò, sentivamo ancor più il dovere di trovare una proposta forte,
che permettesse il recupero ed il rilancio socio-ambientale dell'area
più degradata del Litorale Romano. Sviluppando una lungimirante
proposta del maestro e socio LIPU Americo Mancinelli, che per primo
elaborò la traccia culturale basata sull'interazione uomo-ambiente
e sull'interdisciplinarietà, cominciammo a lavorare ad un progetto
che rappresentasse l'applicazione concreta del pragmatismo ambientalista:
fu così che nacque la proposta del Centro Habitat Mediterraneo (C.H.M.).
Numerosi incontri istituzionali ed un'adeguata campagna di sensibilizzazione,
moltiplicarono i consensi al CHM, annoverando politici, amministratori
e cittadini (in 7000 firmarono la petizione pro- CHM!). Era però
tra i documenti della XIII Circ.ne che si celava l'atto che avrebbe
permesso al CHM di vedere la luce, nell'ambito di una collaborazione
LIPU-pubblico-privato. Da
tempo, infatti, ad opera della Soc. ATI, era stata proposta la realizzazione
di un approdo turistico nell'area antistante la zona del progetto
LIPU, proposta che venne accettata, previo il rispetto di importanti
canoni ambientali e la contemporanea realizzazione del CHM (che
avrebbe assolto anche all'importante funzione di compensazione-mitigazione
ambientale). Una novità che, dopo l'iniziale titubanza, saggiata
la serietà degli interlocutori, risultò essere il tassello determinante
per la nascita del CHM. |