Cavalli: specie in estate, diamo loro tanta acqua fresca

Chi di noi ama gli animali è già particolarmente consapevole del disagio e della sofferenza che possono provare nella stagione più calda, quando vivono non allo stato brado, ma in un allevamento. Ma soprattutto chi vive al loro fianco in tale ambiente ogni giorno sa che gli abbeveratoi, per animali come i cavalli, sono strutture assolutamente vitali, la cui cura – dal riempimento alla manutenzione – non può che essere affidata a chi, appunto, si è preso l’impegno di occuparsi sotto ogni aspetto della vita di questi splendidi animali. Ecco quindi qualche consiglio sul modo migliore di assicurarsi che i nostri amici equini dispongano, in questa estate calda, di tutta l’acqua di cui possono avere bisogno.

Non si pensi infatti che sia sufficiente avere un grosso abbeveratoio pieno d’acqua. In estate – proviamo a pensarci – una giornata di sole rende calda perfino un’intera piscina: immaginate a che temperature può arrivare l’acqua, per abbondante che sia, contenuta nella vasca di un abbeveratoio, e quindi quanto possa essere sgradevole da bere. Il cavallo di fronte a questo problema, probabilmente, deciderà di aspettare la sera per bere, così che l’acqua si sia un po’ rinfrescata; purtroppo, tuttavia, quelle ore senza bere sotto il sole rappresentano un serio pericolo per la sua salute, in quanto – esattamente come per un essere umano – possono essere causa di un processo progressivo di disidratazione.

Per fare sì che i cavalli bevano durante tutta la giornata, quindi, occorre che l’acqua e l’abbeveratoio siano mantenuti in condizioni perfette. Innanzitutto quindi, pulizia! Pianifichiamo di pulire per bene, con una spazzola e tanto olio di gomito, le vasche degli abbeveratoi, almeno tre volte a settimana. In una vasca aperta come questa, infatti, cadrà continuamente polvere, finiranno insetti, e ci saranno tracce dell’erba o del fieno mangiati dai cavalli stessi, che renderanno l’acqua ben poco invitante. Secondariamente, penseremo alla temperatura: dovremo controllare ogni sera, e soprattutto a metà di ogni giornata, che l’acqua non sia troppo calda. Se lo fosse, dovremo svuotare almeno metà dell’abbeveratoio con un sifone e riempirla con nuova acqua fresca, idealmente prima che i cavalli finiscano di mangiare, dato che questi animali sono soliti bere subito dopo essersi nutriti.

Scegliere una tenda da sole

Le estati, ormai, sono talmente calde e afose dappertutto che di tende da sole Milano ne ha bisogno quanto città, come Roma o Napoli, che siamo tradizionalmente abituati a considerare molto più calde. Ciò nonostante sono ancora molte le case nelle quali questo genere di accessorio non viene installato: la ragione è probabilmente da ricercarsi in due fattori, da un lato quello del costo e dall’altro quello della convinzione che si tratti di un lusso abbastanza superfluo. A dire il vero, però, la giusta tenda da sole può essere non soltanto una spesa inutile, ma addirittura un’occasione di risparmio: la protezione dal calore, e quindi l’abbassamento della temperatura della casa, può farci risparmiare parecchio sulle spese del condizionatore.

Ma non sottovalutiamo il vantaggio dal punto di vista, oltre che delle spese e del consumo energetico, del semplice comfort. Una buona tenda da sole significa non avere più il fastidio di essere abbagliati dalla luce solare, per fare un esempio; e significa anche essere molto più protetti dagli effetti tristemente negativi di un’eccessiva esposizione ai raggi UV, che come è ormai noto possono causare conseguenze molto gravi sulla salute. La tenda da sole è perciò un acquisto che, per affrontare al meglio la bella stagione, non soltanto non è un lusso ma potrebbe a buon diritto essere considerato una necessità.

Teniamo naturalmente conto del fatto che il termine “tende da sole” è decisamente troppo generico per parlare di un prodotto che ha ormai numerose varianti e tipologie. A seconda, infatti, della precisa situazione in cui devono essere installate, abbiamo

– Tende a caduta, che sono dei pannelli verticali montati sulle finestre;
– Tende a falde, che scorrono orizzontalmente su un sostegno esterno andando a costruire una sorte di soffitto retraibile;
– Tende a bracci, che si allungano da una base assicurata al muro esterno per proteggere, ad esempio, un terrazzo; ce ne sono sia di manuali che di elettriche;
– Cappottine, tipiche cupolette di stoffa usate soprattutto per proteggere le vetrine dei negozi.

Scaldabagno gas a camera aperta: funzionamento e diffusione

Sono ormai circa 10 milioni le famiglie italiane che nella scelta del proprio impianto di riscaldamento hanno preferito optare per un impianto individuale con scaldabagni a gas a camera aperta.

Al momento dell’acquisto della propria caldaia, la prima distinzione da fare è quella tra gli scaldabagni a gas a camera aperta a camera aperta e quelli a camera stagna. Gli scaldabagni a gas a camera aperta, chiamati anche caldaie a tiraggio naturale, sono un particolare tipo di scaldabagno che per il suo funzionamento si approvvigiona di aria traendola, attraverso una piccola apertura frontale, dall’ambiente che la circonda. L’aria, infatti, è fondamentale per la combustione del gas. I fumi ed i gas di scarico della combustione degli scaldabagni a gas a camera aperta vengono convogliati verso l’esterno attraverso un sistema di tiraggio naturale.

Dato il loro particolare funzionamento, la legge stabilisce che gli scaldabagni a gas a camera aperta debbano essere collocati in un locale areato o preferibilmente all’esterno dell’abitazione. L’installazione di queste caldaie è possibile soltanto per sostituire un impianto dello stesso tipo già presente presso l’abitazione e, comunque, l’installazione di questi apparecchi non può avvenire nei bagni o nelle camere da letto.

Attualmente, esistono in commercio dei particolari modelli di scaldabagni a gas a camera aperta che possono essere posizionati su balconi e terrazze senza bisogno di ulteriori protezioni, come ad esempio armadietti o nicchie. Sono dotati, infatti, di particolari sistemi di protezione dagli agenti atmosferici che rendono superfluo l’uso di tali protezioni.
Infine, il particolare tipo di funzionamento degli scaldabagni a gas a camera aperta rende necessaria la presenza di un’apertura di ventilazione del locale, per permettere un corretto smaltimento dei fumi e gas di scarico ed il ricircolo dell’aria.

Tale apertura deve avere una superficie abbastanza ampia, paria a 0,4 metri quadrati, per permettere al gas di avere a disposizione la quantità di aria sufficiente per bruciare correttamente.

Lavorazione tessuti conto terzi

Numerose ditte tessili oggi offrono una lavorazione di tessuti per conto terzi. Questa lavorazione tessuti conto terzi, comprende la produzione di tessuti per conto di qualcun altro su esplicita ordinanza.

Ma nono solo, una lavorazione tessuti conto terzi è un servizio che comprende anche la produzione e la lavorazione di fibre tessili, di filati e di stoffe, la realizzazione di manufatti e la confezione di tessuti in genere, la produzione di biancheria per la casa e l’arredamento, la produzione di articoli di abbigliamento in genere e la vendita di quanto prodotto e lavorato; essa potra’ altresi’ avvalersi ed esercitare il commercio dei beni precitati, purche’ esso non abbia carattere prevalente rispetto al complesso dell’attivita’ svolta. Essa potra’ compiere ogni operazione commerciale, finanziaria, mobiliare ed immobiliare che sia ritenuta necessaria od utile per il conseguimento della lavorazione tessuti conto terzi. Potra’ assumere inoltre anche delle partecipazioni in altre societa’, imprese o consorzi aventi oggetto analogo ed affine o comunque connesso direttamente o indirettamente con il proprio.

La lavorazione tessuti conto terzi comprende numerose tecniche e prodotti.
Il successo di questo servizio è da attribuire e lo si da soprattutto al continuo sviluppo all’interno delle aziende specializzate, di tecnologie avanzate. La qualità offerta da tali aziende avanzate tecnologicamente è di gran lunga la migliore del settore grazie alle periodiche e meticolose revisioni dei macchinari.

Con queste nuovissime tecnologie, il servizio di lavorazione tessuti conto terzi, potrà tagliare a spazio zero fra i pezzi del piazzamento , arrivando a risparmiare anche fino al 10 % del tessuto senza andare ad intaccare la qualità della lavorazione tessuti conto terzi che si starà eseguendo., offrendo inoltre la totale “adesivatura” del prodotto tagliato.

La stesura di dei tessuti per altro viene eseguita per mezzo di stenditori a culla “bkr”, famosi per la loro distribuzione del tessuto senza che vi sia un ritiro dello stesso, in particolare tessuto jersery, seta, licra e tessuti tecnici ma anche elastici. I tavoli di stesura sono dotati di conveyor (tappeti stile tappiroulant), che possono consentire l’antrata nelle macchine da taglio in maniera perfettamente asimmetrica e senza tiri, essendo interfacciati fra loro, e garantendo così una elevatissima qualità di lavorazione tessuti conto terzi.

Per capire meglio di cosa di tratta, vai qua.

Disinfestazione piccioni: metodi più efficaci

Le legge n. 968 del 27/12/1972, definisce i piccioni “patrimonio indisponibile dello Stato”. Non è possibile pertanto catturare, uccidere o sterilizzare questi Volatili senza l’autorizzazione delle ASL competenti.
Nonostante ciò esiste la possibilità di allontanare attraverso la disinfestazione piccioni ed evitare che nidifichino presso monumenti, chiese o qualsiasi altro genere di edificio.

La necessità di una disinfestazione piccioni nasce dalla nocività della presenza costante di questi uccelli, che oltre a causare, nella maggior parte dei casi, gravi danni all’estetica delle strutture su cui si posano, sono anche portatori di parassiti, nonché veicolo di contagio di numerose patologie molte delle quali letali per l’uomo e per gli altri animali (criptococcosi, salmonella, istoplasmosi, ornitosi ecc)

Per la disinfestazione piccioni si propone, in tal senso, una serie di alternative efficaci e sicure, per porre freno all’invasione di questi volatili e garantire il loro allontanamento:

• sistemi elettrici
• reti antivolatili
• dissuasori metallici
• bird wire

Nello specifico:

• Reti antivolatili: sono un sistema di disinfestazione piccioni in cui si è soliti utilizzate per riparare cortili interni, tetti, sottotetti e superfici perpendicolari in bassorilievo delle reti antivolatili, che hanno un modestissimo impatto visivo. Per lo più sono a maglie in polipropilene e acciaio, disponibili in diversi colori, ancorate agli edifici, tramite code. Combattono l’introduzione di uccelli di qualsiasi taglia proteggendo in modo definitivo la struttura ove sono state installate.

• Dissuasori metallici: sono sistemi di disinfestazione piccioni costituiti da una banda flessibile su cui sono montati numerosi spilloni in Acciaio inossidabile, ideali per la protezione di canali di scolo, parapetti e cornicioni. Molto resistenti e affidabili, offrono una protezione sicura e di lunga durata. Sono inoltre facilmente removibili.

• Bird Wire: questo sistema di disinfestazione piccioni è composto semplicemente da un filo in acciaio inossidabile estremamente flessibile, posto orizzontalmente alla area da preservare. La sua presenza inibisce l’atterraggio dei Volatili, fungendo da invalidazione della stabilità della superficie su cui è posto e garantisce l’allontanamento dei volatili indesiderati.

• Dissuasori chimici: è un sistema di disinfestazione piccioni in cui è usato un composto in pasta non tossico, che gelando, ha la funzione di riduzione della stabilità di appoggio per le zampe dei Volatili, la sua efficacia è garantita per più di dodici mesi. Non è conduttore di elettricità, non cola, non va via con l’acqua.
Per garantire l’efficacia massima di queste soluzioni di disinfestazione piccioni, è preferibile utilizzare alcuni di questi elementi insieme, come la combinazione di ostacoli e dissuasori visivi e sonori, ecc.

Elenchi commerciali: farsi pubblicità

Avete un’azienda da far fruttare? Volete aumentare la visibilità della vostra attività e puntare su una clientela mirata? Gli elenchi di nominativi allora fanno per voi. Trattasi infatti di utili liste on line (e non solo) atte proprio allo scopo di pubblicizzare qualunque tipo di azienda vi metterete sopra, e in meno di quello che pensate, facendovi pubblicità, accrescerete la visibilità della vostra attività aziendale, e il piccolo imprenditore che è in voi, potrà sentirsi appagato e felice, sia per la velocità che l’efficienza di tale metodologia.

Gli elenchi commerciali, come già detto, servono per farsi pubblicità, ma di metodi basati proprio su questi elenchi commerciali ve ne sono di parecchi, e fra questi abbiamo il Telemarketing, famoso per la sua ostinazione e fastidio che provoca nei clienti, e che dovrà pertanto essere condotto con intelligenza.

Anche in un mondo dove capita che le telefonate commerciali vengano rifiutate a priori, senza ritegno e senza stare a sentire per davvero ciò che ci viene offerto, soprattutto dai privati, un telemarketing per l’appunto condotto con intelligenza è uno strumento prezioso per completare una campagna di comunicazione e pubblicità aziendale ben strutturata.

I possibili tipi di telemarketing sono essenzialmente due. Questi sono i tipi di telemarketing: il tipo Outbound, ovvero dove si contattano telefonicamente i destinatari di una campagna di comunicazione, e il tipo Inbound, dove si ricevono le telefonate del pubblico, stimolate, ad esempio, da una campagna in corso.

Mentre la prima ha una funzione preziosa nel raggiungere determinate categorie di clientela più sensibili ad un contatto “a voce”, la seconda è davvero insostituibile per ciò che concerne il monitoraggio del successo di una campagna, o al supporto di un’iniziativa come quella, ad esempio, di Customer Satisfaction.

Grazie agli elenchi commerciali potrete insieme, studiare come un contatto telefonico potrà darvi i migliori risultati, e come integrarlo con le altre iniziative di comunicazione che state intraprendendo; successivamente, saranno altri operatori ad essere istruiti sull’azione da intraprendere e a seguire in maniera diretta il contatto con la clientela a cui puntate.

Aprire un’attività: come fare

Un intento nobile, una voglia ben giustificata. Da sempre, chiunque di noi, vuole provare nella sua vita ad aprire un’attività, una sua attività personale che coinvolga le sue passioni, i suoi hobby e trasformare tutto questo in lavoro. Ma la domanda che sorge è: come fare ad aprire un’attività?

La risposta alla domanda non è semplice. Innanzitutto si deve partire dal presupposto che per aprirne una è già necessario avere un piano di lavoro, il cosiddetto “business plan” che tenga conto e preveda di tutti gli investimenti che si ha intenzione di fare e soprattutto dei ricavi e dei benefici che ne potremmo trarre in termini economici e di guadagno.

In genere si può parlare di aprire un’attività sia in termini di “partita iva” come lavoro autonomo o ditta individuale, sia come “impresa” vera e propria. E’ molto importante poi saper rispettare e conoscere le giuste procedure e norme previste dalla legge, per questo motivo è consigliato un primo consulto con un commercialista che ci illustri il tutto e che ci dia un quadro generale e complessivo delle possibilità e di eventuali o specifiche agevolazioni previste, sempre dalla legge, per le nuove attività .

Ad ogni modo, qualunque forma, qualunque tipologia di attività, si decida, sarà necessario per forza aprire una partita iva poiché l’attività economica può consistere in un’attività commerciale, un’attività produttiva, di fornitura servizi o professionale e il loro avvio iniziale richiede tempi sufficienti per poter organizzare il lavoro, sostenere gli investimenti iniziali, creare una clientela, selezionare i fornitori migliori e molto altro ancora.

Durante questi periodi è molto probabile, anzi sicuro, che l’attività subisca degli enormi costi e che questi superino il ricavo.

Di conseguenza, in questi casi, è quasi sempre opportuno cercare finanziamenti, prestiti di denaro presso istituti di credito. Addirittura in alcuni casi il neoimprenditore potrà beneficiare di un certo “know-how” che è stato maturato da un’organizzazione già esistente riducendo quindi il pericolo di scarsità di informazioni e il tempo necessario per far entrare in regime i processi della nuova attività.

Seguendo questi consigli e queste tattiche, il neoimprenditore sarà agevolato nel lungo percorso che lo vedrà impegnarsi per portare ad alti livelli la sua attività, qualunque essa sia, cercando di trarne il massimo dei benefici e di guadagnare il più possibile, perché quello è l’obiettivo di una qualsivoglia impresa che si rispetti e la crescita economica è sempre la tappa primaria di questo tipo di attività.

Per l’imprenditore inoltre non esisterà mezzo più semplice dell’azienda per poter far fruttare la sua impresa. Una specie di rapporto basato sul reciproco dare e ricevere che serve a portare benefici ad entrambi.

Aprire un’attività comporta in buona sostanza sacrifici e un grande dispendio di denaro. Gli enti pubblici possono aiutare e finanziare ma solo fino a un certo punto. Le grosse imprese nascono solo se vige il rispetto delle norme di legge e solo se si sa organizzare come si deve il lavoro e se si ha una buona progettualità in mente.

Criostati – cosa sono, a che servono

Sicuramente tutti sappiamo cosa sia un termostato, e ne abbiamo uno nella nostra casa: l’esigenza di mantenere stabile la temperatura nella nostra abitazione (o nel nostro forno, del resto) non è nulla che ci lasci stupiti o che fatichiamo a capire. Ma abbiamo mai sentito parlare di criostati? La parola è simile, e infatti lo è anche la funzione: a cambiare è quella parte, “crio”, che in greco significa “freddo”. E difatti lo scopo di un criostato è di mantenere stabilmente un oggetto, che sia un campione di tessuto o un dispositivo, a temperature bassissime. Sono diverse le strutture che questo strumento può assumere, a seconda dell’applicazione scientifica, ingegneristica, o medica per la quale sta venendo impiegato.

1. Criostati a ciclo chiuso
Questi criostati sono camere nelle quali viene pompato del vapore di elio a bassissime temperature. Un abbattitore meccanico esterno si occupa di sottrarre calore all’elio che esce dal sistema e si è riscaldato, e lo ri-immette, nuovamente refrigerato, nella camera. Il sistema consuma molta corrente, ma nient’altro, e può funzionare da solo per lunghissimi periodi. Se collegati ad una piastra metallica in una camera a vuoto in contatto con la camera a vapore, gli oggetti possono essere così refrigerati.

2. Criostati a flusso continuo
In questo caso, è un getto continuo di criogeni liquidi, come ad esempio azoto o elio liquidi, che abbassa la temperatura. Per effettuare un preciso controllo della temperatura si regola il flusso di criogeno, e allo stesso tempo si agisce su una resistenza elettrica. In questo caso, il funzionamento prolungato dipende dalle scorte di criogeno liquido disponibili.

3. Criostati a bagno
In questo tipo di criostato, l’abbattimento di temperatura è generato da un bagno di elio liquido con cui la piastra raffreddante viene messa in contatto termico; questo viene rimpolpato ad intervalli regolari, a seconda del modello e delle dimensioni. È una tecnologia resa obsoleta dall’introduzione dei superisolanti.

4. Criostati multistadio
Talvolta l’abbattimento di temperatura richiesto è tanto grande che un criostato non riesce a generarlo in un unico stadio, ed è necessario aggiungere diversi cicli di raffreddamento. In questo modo, sfruttando contenitori pieni di isotopo He-4 collegati a pompe a vuoto, è possibile arrivare a temperature fino ad 1 K – un solo grado sopra lo zero assoluto. L’aggiunta di stadi con abbattitori magnetici può portare perfino ad 1mK di temperatura.

Aprire una lavanderia a gettone: non facciamolo da soli

Se c’è un dato evidente anche a chi di finanza non se ne intende in modo eccezionale, è che questi ultimi anni non sono stati clementi con il settore. Da una parte, abbiamo gli investimenti classificati come specificamente rischiosi, che possono anche fruttare in modo soddisfacente, ma al prezzo di una possibilità di perdite troppo elevata; e dall’altra, gli investimenti a basso rischio o perfino sicuri come quelli obbligazionari, che in effetti non fanno temere perdite ma disgraziatamente offrono interessi tanto bassi da renderli di frequente assolutamente improponibili.

Andando quindi a scemare l’interesse del pubblico medio per l’investimento di tipo finanziario, com’era ovvio e immaginabile si sono fatte strada altre metodologie d’investimento per far rendere i propri capitali, anche se ridotti: fra queste, ha avuto particolare e crescente successo l’apertura di piccole attività self-service, che una volta sostenute le normali spese di avviamento generano i propri profitti senza esigenze di tempo personale né di dipendenti, proprio come un investimento finanziario.

Fra queste risultano particolarmente di successo le lavanderie a gettone.Tale attività ha infatti dei vantaggi peculiari in confronto a molte alte tipologie di self-service che è possibile trovare sul mercato. Innanzitutto offre un beneficio che, per una categoria molto ampia (e in effetti in crescita) di persone, le quali non hanno lo spazio o il motivo di installare nel loro appartamento una lavatrice (pensiamo a studenti fuori sede, single, e stranieri), è non solamente comodo, ma di fatto essenziale; secondariamente, prevede dei costi al cliente indubbiamente bassi per il servizio che fornisce, dato che per pochi euro permette di lavare e asciugare il proprio bucato con macchine professionali, molto superiori a qualunque modello sia generalmente possibile trovare negli appartamenti privati; e in terzo luogo, basandosi su un corrispettivo contestuale al servizio – la macchina non parte senza il gettone! – elimina alla fonte ogni e qualsiasi immaginabile rischio di insoluto, difficoltà così assillante e pesante per molte altre categorie di attività.

Evidentemente, questo non deve far pensare che le lavanderie a gettone siano un investimento in qualsiasi misura perfetto o esente dai rischi che sono connaturati all’apertura di una qualsiasi attività: al contrario, proprio perché vengono di frequente aperte da persone senza una previa esperienza nel settore specifico – o, a dirla tutta, nell’imprenditoria in generale – richiedono un’attenzione del tutto speciale per evitare errori iniziali che potrebbero comprometterne le rendite future.

Ecco ad esempio tre consigli degli esperti:

1- evitare i franchising: se in altri settori appartenere ad una catena di grande diffusione ha delle ricadute positive in termini di immagine e quindi nell’attirare la clientela, questo non vale per le lavanderie self-service, nelle quali non esiste un marchio che sia generalmente di grande richiamo per il pubblico. Meglio quindi risparmiare i costi delle royalty di appartenenza, che sarebbero sprecati;

2- selezionare attentamente la location: particolarmente al momento dell’apertura, disporre di un parcheggio agevole e essere esposti su di una via di grande passaggio sono vantaggi di valore enorme. Il grande passaggio rende facile farsi notare e conoscere, e il posteggio elimina una delle possibili preoccupazioni dei potenziali clienti;

3- selezionare i macchinari e il manutentore con grande diligenza: in un servizio come questo, la qualità è essenziale, e possono offrirla solo macchine di eccellente livello; e analogamente, un fermo macchina è una perdita secca di immagine e di profitto, e servono manutentori che intervengano e risolvano rapidamente, come solo una società specializzata può promettere.

Questi tre consigli sono solamente i più semplici fra i molti che possono assistere un imprenditore ad aprire una lavanderia. Per ottenere la guida di veri esperti che possono evitarti errori e assicurare la buona riuscita dell’impresa, prova a contattare Drytech, da oltre 20 anni opera nel campo delle lavanderie self service.

Piccola storia dell’ascensore

Spesso del passato abbiamo una idea abbastanza idilliaca, e a voler ben vedere anche un po’ troppo idealizzata: se pensiamo per esempio alle città, le immaginiamo fatte di case basse, cieli liberi e luminosi, e orizzonti sgombri, ben differenti dalle moderne skyline fatte di grattacieli. A dirla proprio tutta, non abbiamo esattamente ragione: già a Roma antica, nei quartieri più poveri, sorgevano le insulae, veri e propri condomini a numerosi piani con piccoli appartamenti. Ma tutto sommato, non stiamo sbagliandoci di parecchio quando pensiamo che la diffusione vasta di palazzi alti come quelli a cui siamo abituati è un fatto degli ultimi cent’anni: ed è un avvenimento che ha del tutto cambiato il modo in cui viviamo, lavoriamo, e ci muoviamo. Fra i suoi effetti curiosi c’è stato quello di far diventare pressochè indispensabile un’invenzione che era a lungo stata relegata prima fra le curiosità e poi nei cantieri e nelle industrie, ossia l’ascensore. Dai primi modelli a corde, prima di approdare ai moderni e compatti ascensori per disabili, il percorso di questo congegno è stato durevole e tortuoso.

La cronistoria dell’ascensore è, in effetti, ben più antica di quanto si pensi: ne abbiamo le prime menzioni negli scritti di Vitruvio, un architetto dell’antica Roma, che ci riporta come il famoso Archimede ne avesse costruito uno nel 236 AC. Si tratta, evidentemente, di semplici cabine sollevate da corde, le quali venivano tirate o da animali o da esseri umani, e pare che ve ne fossero di installati nel convento del Sinai, in Egitto. In ogni caso, a quei tempi, rimanevano niente più che stranezze, pezzi unici: un impiego regolare dello strumento richiedeva sistemi ben più sofisticati di una corda tirata a braccia. Escludendo l’interessante esemplare di ascensore basato sulla vite senza fine costruito da Kulibin, in Russia, nel 1793, che venne installato nel Palazzo d’Inverno, per rintracciare un uso assiduo e diffuso di questo strumento dobbiamo attendere la piena metà dell’Ottocento, quando iniziò a trovare utilizzo pesante nello spostamento di materiali da costruzione e per l’industria.

Gli ascensori, a questo punto, erano soprattutto di tipo idraulico: un grosso stantuffo posizionato sotto la cabina veniva spinto da una colonna d’acqua, mossa da una pompa, che la portava fino all’altezza desiderata. Gli impianti di questo tipo erano molto diffusi, e nel 1882, a Londra, la London Hydraulic Power Company controllava una rete di tubi ad alta pressione che alimentava circa 8000 dispositivi su ambedue le sponde del Tamigi. Non è però per nulla ostico percepire il limite di questo impianto, che fu anche la logica che finì col mandarlo in disuso: più l’edificio era alto, più il pistone – e il pozzo pieno d’acqua sottostante – dovevano essere lunghi e profondi, il che lo rendeva un metodo decisamente poco pratico per le grandi altezze. Ben presto, infatti, vennero sviluppati sistemi a cavi e carrucole, resi sicuri dall’invenzione del freno di sicurezza, che impediva lo schianto della cabina in caso di strappo del cavo, da parte di Elisha Otis, nel 1852. Cinque anni più tardi, al 488 di Broadway a New York, veniva messo in opera appunto dalla Otis il primo ascensore per passeggeri, e quasi trent’anni dopo, ad opera di Von Siemens e Freissler, nacque l’ascensore elettrico che noi conosciamo.