La sanificazione nell’industria alimentare: un’attività importante da non sottovalutare

La sanificazione nelle industrie alimentari è una procedura ben diversa rispetto alla pulizia o alla disinfestazione. Infatti, si tratta di un lavoro che viene messo in pratica con l’obiettivo di migliorare le condizioni del microclima, tenendole perfettamente sotto controllo. Ciò riguarda ogni aspetto che favorisce una corretta atmosfera ambientale, dalla temperatura all’umidità, passando per la ventilazione. Non resta altro da fare che conoscere i passaggi da seguire, meglio ancora se con il contributo di un link come www.mezcladoraguavapor.com.

La differenza tra la sanificazione e una semplice pulizia

La pulizia dell’industria alimentare riguarda tutte quelle procedure atte a rimuovere la polvere e la sporcizia dalle superfici, dagli oggetti o dagli ambienti confinanti. Invece, la disinfestazione va ben oltre, essendo quella procedura che rende sani e vivibili determinati ambienti. Essa consente di rendere inattivi tutti i microrganismi patogeni, a tal punto da distruggerli. La pulizia è solo una parte del lavoro che deve essere svolto in un ambito produttivo alimentare, mentre il processo di sanificazione è molto più ampio e delicato, essenziale per garantire piena sicurezza all’intero ambiente professionale.

Le fasi della sanificazione nel settore alimentare

Le fasi di sanificazione sono generalmente due. La prima prevede detersione e pulizia, mentre la seconda fase comprende il passaggio del disinfettante, con l’eliminazione progressiva dei contaminanti patogeni. Ecco entrambi i passaggi da scoprire in maniera approfondita.

Come funziona la pulizia nelle industrie alimentari

La pulizia nelle industrie alimentari prevede la rimozione in modo totale dalle superfici la presenza di grasso e sporcizia, tramite la rimozione di ogni forma di sporco visibile. In determinati ambienti di lavoro, la detersione prevede l’asportazione dello sporco in maniera meccanica, mediante un risciacquo con acqua calda dalla temperatura compresa tra i 45 e i 60 C°. Per sciogliere i grassi, ci si deve servire di acqua a 60 gradi. Ad ogni modo, il rischio in cui si incorre è quello di far cuocere gli zuccheri e i grassi, rendendo le superfici più difficili da trattare.

Con l’aggiunta di un detergente specifico, si riesce a sciogliere e rimuovere la presenza dello sporco ostinato. Un prodotto del genere deve rivelarsi molto efficace ed eliminare ogni traccia residua degli scarti alimentari. Il risciacquo è la parte ultima di questo processo e porta via sia le tracce di sporco, sia il detergente. Quindi, si può procedere con l’asciugatura delle superfici e degli attrezzi da lavoro. Pulire e detergere in maniera efficace sono due step di base per una sanificazione fatta nella maniera giusta. Con una buona detersione, si arriva ad eliminare buona parte dello sporco presente rendendo l’aria salubre, ma nell’industria alimentare la pulizia e la sanificazione devono essere completate al 100%.

Cosa serve per disinfettare ogni superficie

Dopo la pulizia e la detersione iniziali, bisogna disinfettare la superficie alimentare. Per riuscire nell’intento, bisogna saper scegliere i prodotti adatti. Tutto dipende dal tipo di sporco che deve essere eliminato. Per esempio, gli zuccheri situati nelle industrie dolciarie possono essere facilmente rimossi con l’acqua, ma mai ad alte temperature. Se si verifica questa evenienza, sono necessari prodotti molto più aggressivi, come nel caso di uno zucchero ostinato come quello caramellato. Al contempo, per la rimozione dei grassi, occorrono detergenti adeguati per scioglierli in maniera progressiva e definitiva.

Molto dipende dalla tipologia di superficie da lavoro sulla quale si opera. E’ essenziale saper scegliere le attrezzature in grado di operare su diversi livelli. Per esempio, negli stabilimenti dove si lavora la carne, vengono generalmente utilizzati piani di lavoro in metallo. In questo caso, la pulizia non è così complicata, dato che si parla di una superficie liscia e scorrevole.
Con i materiali ruvidi invece il discorso è diverso, dato che lo sporco si attacca maggiormente ed è più difficile da rimuovere. In tale circostanza, sarebbe meglio adoperarsi di un disco che viene montato sulla base.

Scopri i segreti dei legumi decorticati: nutrienti, versatili e deliziosi

I legumi rappresentano una delle fonti di proteine vegetali più apprezzate al mondo. Inoltre, si tratta di alimenti ricchi di vitamine e sali minerali, che ognuno di noi dovrebbe inserire all'interno del proprio piano alimentare. È consigliato, infatti, consumarne almeno 3 porzioni a settimana.

Molte persone, però, non riescono a digerirli e preferiscono non utilizzarli anche perché difficili da cucinare a causa delle lunghe tempistiche di preparazione tra fase di ammollo e di cottura. La soluzione ideale, in questi casi, sono i legumi decorticati, che permettono di risolvere tutte queste problematiche.

Vediamo, quindi, quali sono le caratteristiche di questi alimenti gustosi e versatili.

Le caratteristiche di questi legumi? Scopriamolo insieme

Questa tipologia di legumi prende il nome dal processo meccanico di "decorticazione" che subiscono e che permette di eliminare la buccia esterna.

Si tratta, quindi, dei normali vegetali che tutti conosciamo e consumiamo, ma semplicemente privi dell'involucro superficiale, che contiene delle sostanze che rendono difficile la digestione. Eliminare questa sezione, quindi, permette di abbassare i rischi di imbattersi in problematiche intestinali.

Perché sono più facili da digerire?

Come abbiamo visto, i legumi tradizionali sono difficili da digerire a causa della presenza di particolari composti all'interno delle bucce. Si tratta, in particolare, di oligosaccaridi e fibre che il nostro intestino non è in grado di digerire.

Tali sostanze, dunque, quando arrivano all'interno del colon fermentano e provocano la produzione di gas, che generano problematiche fastidiose come il gonfiore addominale. Questa difficoltà di digestione colpisce, soprattutto, chi soffre già di patologie gastrointestinali o chi non consuma abitualmente legumi e inizia a inserirli all'interno della propria alimentazione. In quest'ultimo caso, infatti, il microbiota non è "pronto" a digerirli.

Questo significa che i legumi vanno introdotti in modo graduale nella dieta, partendo da piccole porzioni e non troppo frequentemente. In particolare, però, la scelta migliore è quella di preferire i legumi senza buccia, più facili da digerire e privi di quelle sostanze che possono rendere questo alimento pesante.

Nonostante tale processo meccanico faccia perdere una piccola quantità di fibra, le altre proprietà nutritive dei legumi senza buccia rimangono inalterate. Hanno, quindi, un elevato quantitativo di proteine, sali minerali (come, ad esempio, ferro, magnesio e potassio) e vitamine (specialmente quelle appartenenti al gruppo B).

Tutti gli altri benefici offerti da questo tipo di legumi: più facili e veloci da preparare

I legumi privi della parte esterna offrono altri vantaggi a chi li consuma. Oltre alla già citata migliore digeribilità, che permette di poterne aumentare il consumo, questi alimenti offrono anche diversi vantaggi pratici, ovvero possono essere preparati e cotti in meno tempo.

Infatti, per prima cosa non serve metterli in ammollo. Questo procedimento è necessario, invece, quando si cucinano legumi secchi con la buccia, che solitamente devono essere immersi nell'acqua e nel bicarbonato per molto tempo, generalmente dalle sei alle dodici ore. In più, l'acque va cambiata anche due volte durante l'intero processo.

Inoltre, rispetto a quelli non decorticati, i legumi senza involucro esterno hanno tempistiche di cottura nettamente ridotte. Bastano circa 45 minuti per poterli preparare, mentre per i legumi tradizionali possono servire anche due ore. È evidente, quindi, come questa scelta permetta di preparare un pasto con più rapidità e semplicità.

Infine, occorre ricordare che questi prodotti si possono trovare facilmente nei supermercati convenzionali e anche all'interno dei negozi che trattano prodotti biologici. Tra le varietà più comuni ci sono i ceci, le lenticchie, ma anche piselli e fagioli.

Mal di gola: dall’India arriva la medicina al gelato

Con l’avvicinarsi dell’inverno si iniziano a tirare fuori i cappotti e a preparare, inevitabilmente, le medicine. Influenza, raffreddore e, di conseguenza, mal di gola sono gli agguati che ci accompagnano per tutto il corso della brutta stagione. La novità, però, arriva dall’India, dove alcuni scienziati hanno messo a punto una deliziosa medicina naturale, utile e gustosa: un gelato in grado di curare il mal di gola.

Gelato e mal di gola: il nuovo ritrovato

No, non è un sogno: un gruppo di ricercatori ha creato un ghiacciolo da mangiare per far sparire il mal di gola. Qualcosa per combinare la gola con un’ottima scusa per cedere alla tentazione. Non ci sentiremo più in colpa, perché ci prendiamo cura di noi stessi.

Il rimedio in sé non è una novità: fin dall’infanzia, infatti, mamme e nonne propinavano il gelato come rimedio per mal di gola e tonsille. Nessuno, prima d’ora, però, aveva mai spiegato scientificamente come sia possibile che il ghiaccio possa essere così curativo.

Il preparato lanciato dagli indiani è un dolcetto congelato che contiene il bifidobatterio, un batterio del nostro intestino, in grado di aiutarci quando la nostra gola è dolorante. Ha il gusto di cioccolato e non è un caso: il cacao, infatti, neutralizza gli streptococchi, batteri sferici che causano angina e laringite. Alcune specie producono anche infezioni più gravi come la scarlattina o la meningite.

I ricercatori indiani del Pacific Dental College and Hospital di Udaipur, nel Rajasthan, hanno condotto uno studio su volontari divisi in due gruppi. I candidati del primo gruppo hanno mangiato ghiaccioli semplici come quelli attualmente disponibili sul mercato. A un’altro gruppo, invece, è stato somministrato, una volta al giorno, il ghiacciolo contenente bifidobatterio. Gli streptococchi dei partecipanti al secondo gruppo sono scomparsi.

Gelato e mal di gola: cosa c’è di vero?

Succhiare i cubetti di ghiaccio o mangiare il gelato, in realtà, non aiuta la guarigione. Tuttavia, è vero che il ghiaccio allevia temporaneamente il dolore. Il freddo, infatti, ha un effetto calmante, ma il sollievo sarà temporaneo, poiché il gelato non cura la causa del mal di gola. Se non si vuole rinunciare a mangiarlo, è meglio, quindi, limitarsi a una piccola quantità, poiché troppo zucchero può indebolire il sistema immunitario che, nel caso dell’influenza, è già compromesso.

Mal di gola: gelato sì, ma con la gola coperta

Quando le temperature si abbassano, coprirsi la gola con un foulard non è solo una questione di comodità: questo semplice gesto ci rende meno vulnerabili ai virus.

La zona del collo, in cui sono presenti organi linfoidi (che svolgono un ruolo nella risposta immunitaria) è la prima porta d’ingresso all’aria esterna. Quando il freddo viene a contatto con questa zona, la priorità del corpo è quella di riscaldarsi. Questo meccanismo richiede molta energia da parte dell’organismo, il che porta a un abbassamento delle difese immunitarie.

La sciarpa è, quindi, uno strato protettivo, una sorta di barriera con l’esterno, che aiuta a trattenere il calore e aiuta l’organismo a combattere i virus.

Freddo per alleviare il dolore

Troppa copertura può innescare un effetto controproducente: quando si suda, infatti, il corpo è impegnato a regolare la sua temperatura. Questo dispendio di energia lo rende anche più vulnerabile ai virus. Si può, dunque, coprirsi il ​​collo anche dentro casa, ma optando per una sciarpa più sottile rispetto a quella utilizzata per uscire.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: se è consigliabile coprirsi per combattere il mal di gola, come può essere efficace mangiare il gelato? La risposta è semplice: il freddo ha un potere anestetico, che aiuta a ridurre il dolore. Con la sua azione locale sul mal di gola, il ghiaccio allevia senza richiedere troppa energia al corpo.

Scegliamo bene al supermercato

Sappiamo cosa mangiamo? Ingredienti, processi di lavorazione e distribuzione non sono sempre così chiari. Anzi, le etichette ci confondono anche un po’, tra codici, loghi e lingue che non conosciamo. E poi c’è la questione BIO che ormai va tanto di moda. E i prodotti EquoSolidali. Anche qui, sappiamo davvero cosa vuol dire? Facciamo chiarezza.

Ingredienti

Le leggi qui non sgarrano, o così sembra: ciò che si può sempre ricavare dall’etichetta sono proprio gli ingredienti, scritti in ordine decrescente per quantità. Facile. Anche se volte neanche li guardiamo, a volte facciamo proprio finta di non vedere. Soprattutto perché ormai nei prodotti industriali ci sono i conservanti, amati dalle aziende e odiati dal nostro organismo, sono dappertutto. Servono a migliorare la conservazione e a mantenerla nel tempo, lo sappiamo.

Il mondo della grande distribuzione deve produrre e continuare a girare, e noi ne siamo affascinati: avere tutto sempre a disposizione è un gran vantaggio di tempo, e spesso anche di denaro. Non possiamo anche pretendere qualità, attenzione all’ambiente e rispetto dei lavoratori. Bisogna scegliere cosa guardare.

Prodotti bio ed equosolidali

A proposito di scelte, ne abbiamo per tutti i gusti. E sorvoliamo su prodotti vegetariani e vegani che ancora scompigliano le nostre cene in casa con parenti o amici appena convertiti. In quel caso subentra il panico per cosa portare in tavola: le nostre tradizioni e la nostra dieta mediterranea sono ancora un po’ lontane da queste rivisitazioni culinarie e ci si deve abituare, o almeno provarci per mantenere rapporti amichevoli.

I prodotti BIO oltre a garantire il non utilizzo di concimi chimici, farmaci e pesticidi, garantiscono anche il benessere dell’animale e il rispetto dell’ambiente. Tutto ciò noi lo deduciamo dalla famosa certificazione UE: la fogliolina circondata da stelline. Logo riconoscibilissimo. Ma un po’ di dubbi ci restano, Anche perché alcune inchieste giornalistiche hanno rivelato quanto sia difficile il controllo di tutta la filiera produttiva e di quanto siano differenti le procedure in ogni singolo Stato. E’ facile dire regolamenti europei.

Se per i prodotti BIO manteniamo la diffidenza sulle certificazioni, per l’EquoSolidale dobbiamo fidarci e basta. Perché qui si parla soprattutto di prodotti che vengono da oltre oceano e garantire che tutti i lavoratori in tutte le fasi del processo di lavorazione, dalla coltivazione alla distribuzione, non vengano sfruttati o sottopagati non è cosa facile. Anzi. Ma in questo caso vale la pena rischiare: facciamo la nostra parte per fare in modo che queste parti del mondo, fino ad ora solo sfruttate per risorse e uomini, riescano a risollevare la loro economia commerciando gli alimenti che regolarmente consumiamo nelle nostre tavole sovrabbondanti.

L’industria del futuro

Non ci pensiamo mai, ma tutto ciò che arriva sugli scaffali dei supermercati e finisce nel nostro carrello, è stata maneggiata da decine di persone. Ma soprattutto passata attraverso molti macchinari: l’innovazione è entrata anche nelle industrie alimentari creando sempre più sofisticate macchine in grado di garantire efficienza e sicurezza, dei prodotti e dei lavoratori. Ne abbiamo esempi rinomati come Nowicki srl.

E l’attenzione agli sprechi è diventata importante anche per le aziende: non solo per una questione economica, ma anche etica e sociale. Ne prendiamo sempre più atto. Le nostre mamme quando da bambini facevamo i capricci di fronte alle verdure ci facevano pensare a quelli africani che morivano di fame. Non capivamo perchè lo dicessero a noi, ma siamo cresciuti almeno con l’idea che non fosse giusto.

Le aziende oggi fanno la loro parte, come noi la dobbiamo fare quando facciamo la spesa. Responsabilmente. I supermercati sono aperti ormai ogni giorno, non abbiamo più bisogno di stracaricare il carrello tanto per riempire il frigo. O per riempire la dispensa, con prodotti di cui ricordiamo l’esistenza solo una volta controllata la data di scadenza, ormai passata. Ricordiamoci delle parole delle nostre mamme, ancora oggi tanti bambini muoiono di fame. Purtroppo però, non solo più in Africa. Alcuni sono molto più vicini a noi di quanto pensiamo.

Produzione di blisteratrici e termoformatrici

Le blisteratrici automatiche sono strumenti essenziali al giorno d’oggi per lo svolgimento di svariate attività, applicabili in vari campi e settori commerciali. I principali settori del commercio, tra cui troviamo quello medico, alimentare e industriale in genere, fanno un uso marcato di blisteratrici o termoformatrice, con lo scopo principale di realizzare o conservare prodotti di ogni genere.

Macchine per l’applicazione industriale

Ogni singola attrezzatura di applicazione industriale viene sviluppata e progettata su commissione. Questi macchinari vengono dimensionati e disegnati con la massima cura, in modo da soddisfare le esigenze di qualsiasi acquirente e industria. Quando si acquistano macchinari come blisteratrici o termoformatrice, diventa assolutamente fondamentale affidarsi ad aziende affidabili e professionali. Queste attrezzature sono estremamente complesse e sofisticate, per questo motivo la loro progettazione e fabbricazione deve essere supervisionata da un personale specializzato, in grado di garantire la massima sicurezza. Ognuno dei macchinari precedentemente introdotti deve dimostrarsi durevole, versatile e soprattutto economico.

Termoformatrice per prodotti alimentari

Le tempoformatrici sono macchinari fondamentali del settore alimentare e sono progettate per rispondere ad ogni esigenza che può riguardare questa particolare parte del mercato. Le termoformatrici sono generalmente fabbricate in acciaio inox e sono progettate per lavorare con ogni tipologia di prodotto, ad esempio: pasta fresca, gnocchi, piatti pronti, pizze, salumi secchi, affettati, olive, frutta, carne, pesce, formaggio, prodotti caseari, piadine o frutta secca. Ogni termoformatrice viene adeguatamente progettata per svolgere attività di ogni genere, come: etichettare automaticamente le confezioni degli alimenti, svolgere analisi di linea dell’ossigeno o dell’anidride carbonica o effettuare miscelazioni gassose.

Blisteratrice automatica per prodotti medici

Altro importante strumento che viene utilizzato dalle industrie moderne, sono le blisteratrici automatiche per prodotti medici. Questi macchinari vengono attentamente progettati su misura, in modo da soddisfare le esigenze del settore commerciale e industriale di tipo farmaceutico. Dovendo operare in settori dove è necessario evitare il più possibile ogni sorta di contaminazione batterica, questi macchinari vengono sviluppati per poter essere utilizzati all’interno di camere bianche. Caratteristica fondamentale delle blisteratrici automatiche, è il loro utilizzo di film flessibili, film rigidi o film in alluminio per poter garantire il massimo standard di sicurezza e sterilizzazione. Anche in questo caso, ogni blisteratrice automatica viene appositamente progettata per svolgere determinate attività prestabilite, come ad esempio: fissare etichette in linea, confezionare strumenti medici in atmosfera modificata, stampare confezioni con iniezioni a getto d’inchiostro o marchiare l’attrezzatura medica mediante passaggio sotto pressa ad olio.

Blisteratrice automatiche di linea per prodotti industriali

Ultimo importante macchinario che viene utilizzato indistintamente nella stragrande maggioranza delle industrie commerciali, è la blisteratrice automatica in linea per prodotti industriali. Questo particolare dispositivo viene principalmente progettato con lo scopo di produrre confezioni su misura in base al prodotto da confezionare. Questo macchinario completamento automatico può realizzare confezioni in plastica con film superiore prefissato, confezioni in plastica con film a strappo, scatole in cartone con valva snodabile o contenitori con valva a dimensione variabile. Per la complessità di realizzazione di queste attrezzature, come anche nel caso dei macchinari precedenti, la blisteratrice automatica viene progettata su commissione o ordinazioni.

Ognuno dei macchinari precedentemente analizzati è assolutamente fondamentali, al giorno d’oggi, per uno svolgimento efficiente delle principali attività industriali. Un’attività moderna, la quale vuole essere competitiva sul mercato, non può in alcun modo fare a meno di queste tipologie di attrezzature. Diventa quindi di assoluta importanza affidarsi ad aziende specializzate nella progettazione di questi strumenti, ed in grado soprattutto di garantire la massima qualità e professionalità, per informazioni si può visitare il sito www.almapackaging.com.

Un’idea originale per un aperitivo gustoso

Con l’arrivo dell’estate, ovviamente si pensa ai momenti di relax. L’aperitivo con gli amici è uno degli appuntamenti più attesi e di maggior piacere. Come si desume dal termine stesso, aperitivus, l’etimologia della parola latina fa pensare ad una bevanda che apre, stimola la fame prima del pasto, e se si consumano piccole quantità, sembra avere effetti benefici sulla digestione.

La storia racconta che circa duecento anni fa, sotto i portici di Piazza Castello a Torino, in una bottega come tante, si iniziava a produrre un vino aromatizzato, grazie all’infusione di spezie ed erbe, il Vermuth, che diventerà simbolo dell’aperitivo. Da allora l’appuntamento ha avuto grandi consensi, espandendosi in tutto il mondo. A Firenze qualche anno dopo nasce il Negroni, ma ormai queste occasioni di confronto e leggerezza, si svolgono in tutt’Italia e fino alle estremità della terra.
La cosa bizzarra è che ormai in ogni città si può assaggiare qualsiasi vino, birra, liquore o amaro, che non sia necessariamente tipico della zona d’origine.

Elenchiamo alcune idee sfiziose per pregustare un momento di puro godimento.

Possiamo pensare a vini pregiati dolci o secchi, a spumanti e anche a vini liquorosi, per chi ama gusti più decisi. I piaceri che si ricercano sono sempre più particolari, dall’amaro all’effervescente, dal secco al fruttato. L’aperitivo non dev’essere necessariamente alcolico: si possono richiedere bevande gassate, amate in tutto il mondo; bevendo un soft drink, si apprezza comunque il contesto amichevole e gioviale.

Ormai questa occasione, soprattutto al termine di una giornata lavorativa, è diventata un rito. Alcune volte decisamente costosa, all’interno di locali di lusso, altre volte alla portata di tutti, tenendo conto che spendendo una cifra modica, si potrà beneficiare spesso di un ricco buffet, in quelle che quasi sempre diventano apericene.

E non finisce qui: grazie alla globalizzazione si potrà ricreare un’atmosfera suggestiva, esotica, trasportando usi e costumi di un paese lontano, sulla nostra tavola, dentro il nostro bicchiere.

Se si vuole creare un momento suggestivo, come seduti in un locale sudamericano, questo sarà possibile sorseggiando una Tequila di ottima qualità o un Margarita. Non sempre i locali sono riforniti di questi gustosi prodotti, ecco che qui di seguito indichiamo una guida per poter valutare la tipologia ed eventualmente ordinarli e riceverli comodamente a casa per stupire amici e parenti, si potrà consultare visitando il sito https://www.latequila.it.

Fai da te

Sempre più spesso quando nasce la moda, occorre poi stupire e riuscire a replicare il momento in un contesto inaspettato. Nel periodo estivo, su una bella terrazza di casa, o magari a bordo piscina, potremmo scegliere di riunire pochi intimi amici, colleghi o persone che riteniamo importanti, sorprendendoli con un aperitivo originale, fatto interamente dalle mani del padrone di casa.

In questo caso internet pullula di ricette che potranno lasciare gli ospiti senza parole e molto soddisfatti. L’importante è creare un buon assortimento e servire le bevande alla giusta temperatura, nel bicchiere adeguato e con un abbinamento adatto ad esaltare i sapori, creando dei piacevoli contrasti.

Un’idea originale per un aperitivo gustoso

Tornando all’atmosfera sudamericana, la Tequila che ha origini messicane, nasce dal nettare dell’Agave azzurra. Questa bevanda si serve fredda nel caballito, un piccolo bicchiere, adatto all’occasione, o un comune tumbler basso. Si può abbinare con alette di pollo, si accosta bene ad agrumi e frutta esotica come il mango, ma il massimo si ottiene associandola al pesce, gamberi marinati nel lime, con un pizzico di sale.

Si potranno aggiungere bruschette con tonno, capesante gratinate, gallette di riso con gamberetti e avocado, tartare di salmone e lime, pesce spada leggermente affumicato, cozze e pomodorini, tutte lavorazioni veloci, semplici, ma di grande effetto.

Che sia un momento fugace trascorso a un tavolo di un bar, o una serata intima tra amici, l’aperitivo altro non è che la moderna versione della felicità narrata da Albano e Romina.

Toscana, storia tradizione e qualità di un vino eccezionale

Sin dai tempi antichi la Toscana ha sempre avuto legami con la cultura del vino. Infatti, alcune testimonianze raccontano che i primi ad introdurre il vino in Toscana furono proprio gli Etruschi grazie alla coltivazione del Vitis Vinifera, all'utilizzo di macchinari sempre più potenti e la ricerca di un equilibrio tra l'uomo e la natura, tanto che il vino Etrusco fu il primo vino ad essere apprezzato dalle regioni di tutta l'Italia. Con il passare degli anni però e con il dominio dei Romani, il vino toscano cominciò ad avere una decadenza in quanto venne considerato come una bevanda a largo consumo e non più come una bevanda autentica anzi venne considerato come un rimedio per curare le malattie. Infatti, in quest'epoca romana il settore vinicolo non si sviluppò come successe nell'epoca degli Etruschi fino a registrare un indebolimento in tutto l'alto Medioevo. Nell'era del Medioevo, la produzione del vino toscano venne abolita totalmente tanto che i monaci benedettini lo producevano in una maniera del tutto segreta. Una totale ripresa ci fu solo a partire dal 1282 con lo sviluppo dei primi vigneti e con la creazione dell'Arte dei Vinettieri dove il vino conobbe un successo incredibile e soprattutto fu il periodo in cui nacque la Vernaccia di San Gimignano seguito poi da altre tipologie di vino molto diffuse grazie anche alla notorietà di Firenze e Siena. Dunque, dopo il periodo di decadenza è possibile affermare che la Toscana fu una delle primissime regione a riprendersi a tal punto di farlo diventare un luogo del tutto sacro con lo scopo di proteggere e tutelare il prodotto.
Tra i migliori vini toscani pregiati possiamo trovare :

Il Chianti

Come già accennato precedentemente, la Toscana è una delle regione più note per la produzione del vino, basti pensare a zone come Montepulciano, Chianti, le cantine di Montalcino, considerate dei veri e propri luoghi di culto degli amanti del vino. Uno dei vini più famosi della Toscana è il Chianti, un vino di colore rosso scuro e dalla consistenza corposa che lo rende adatto alle carni rosse e primi piatti di montagna. Da sempre la sua produzione prevede l'uso di uve Sangiovese soprattutto nella zone quali Arezzo, Pisa e Siena. Quando si parla del vino Chianti è opportuno fare una confronto con il Chianti Classico soprattutto per ciò che riguarda la consistenza e la altre proprietà organolettiche. Inoltre, questo vino è diventato famoso anche per quanto riguarda la letteratura in quanto compare nei romanzi di Doyle e nel film "Il silenzio degli innocenti".

Brunello di Montalcino

Il Brunello di Montalcino risulta essere uno dei vini più famosi e pregiati di tutta l'Italia. É ottenuto grazie all'utilizzo della vite Sangiovese al 100%. Il ciclo che riguarda la produzione del questo vino comprende la vinificazione, conservazione, affinamento all'interno di grandi botti fino ad arrivare all'imbottigliamento, deve essere svolto solamente nella zona di Montalcino. Ciò che ne deriva da questo ciclo è un vino corposo dal colore rosso scuro che si adatta perfettamente alla carne rossa e carne selvaggia.

Montepulciano

L'ultimo dei vini toscani è il Montepulciano, considerato uno dei vini più antichi in quanto la sua produzione iniziò nell'era del Medioevo. Ciò che rende particolare questo vino è il tempo di invecchiamento; infatti per essere considerato tale, il vino Montepulciano deve avere un tempo di invecchiamento di circa 3 mesi. Un'altra particolarità la troviamo nel colore rosso intenso e nel profumo forte e floreale.

Confettura e gelatina: le differenze

Confettura, gelatina: sono sinonimi? I due prodotti effettivamente sono estremamente simili, e hanno praticamente la stessa funzione sulle nostre tavole – ma decisamente non sono la stessa cosa. La differenza è in realtà molto semplice: la confettura contiene succo e polpa di frutta, mentre la gelatina è rigidamente prodotta con il solo succo. Ma al di là di questa semplice categorizzazione, la spiegazione è leggermente più complessa: vediamola.

La confettura
Nel campo delle conserve, la confettura viene inventata per un motivo estremamente semplice: poter usufruire per tutto l’anno di frutta che, essendo rigidamente stagionale, non sarebbe altrimenti accessibile per buona parte del tempo. Sfruttando sia il succo che la polpa del frutto, nella confettura lo spreco è minimo, e si preserva pressochè tutto il raccolto: la preparazione prevede solo di bollire la frutta, tagliata a pezzi, con acqua e zucchero. La reazione chimica che ne deriva libera la pectina naturalmente contenuta nel frutto e porta alla gelificazione del prodotto.
Normalmente, quando si prepara confettura di frutta ad alto contenuto di pectina (pensiamo a mele, more, prugne) non servono aggiunte, mentre per la frutta che contiene meno pectina naturale (ad esempio le ciliegie, le fragole, o le pesche) è possibile aggiungere delle fettine di mela per innalzarne il livello e assicurare una corretta riuscita della conserva.

La gelatina

Nel caso della gelatina siamo invece di fronte ad un prodotto tipicamente trasparente o traslucido, che deriva soltanto dal succo zuccherato della frutta. Anche qui – e sta in questo la somiglianza alla confettura – la reazione fondamentale della preparazione è l’attivazione della pectina contenuta nella frutta per permettere la gelificazione del succo; tuttavia, talvolta, l’uso del solo succo richiede l’aggiunta di pectina, o tramite combinazione di frutta diversa, come per la confettura, o in forma pura.

Per la gelatina si usa succo filtrato e limpido di frutta cotta e compressa, il che rende più semplice l’estrazione sia dei succhi che, appunto, della pectina naturalmente contenuta nella frutta stesa. L’uso del solo succo rende possibile impiegare uno spettro più ampio di frutta o verdura, e per questo troviamo anche gelatina d’uva, o perfino gelatine piccante dove alla frutta si affiancano i peperoncini.

Oh, e in chiusura, per chi se lo stesse domandando: ma la marmellata? La preparazione è identica a quella della confettura, ma la differenza – sebbene sia accademica, e molti usino i termini come sinonimi – è che la marmellata è esclusivamente quella di agrumi, mentre la confettura è quella fatta con qualsiasi altro frutto.